Nepal: il bilancio della catastrofe glaciale sale ad almeno 472 morti
Il nord del Nepal sta affrontando una catastrofe di portata eccezionale dopo la devastante piena avvenuta mercoledì in una zona di confine con la Cina. L'ultimo bilancio provvisorio riporta almeno 472 morti da entrambe le parti del confine, mentre le operazioni di soccorso continuano in condizioni particolarmente difficili e la minaccia di una nuova piena preoccupa le autorità.
Secondo i dati comunicati venerdì dalla polizia nepalese, 469 persone hanno perso la vita in Nepal. Il numero dei dispersi resta molto elevato, con circa 910 persone ancora irreperibili.
Tra queste figurano 517 cittadini stranieri, secondo l'ufficio del turismo nepalese. Diverse nazionalità sono coinvolte, tra cui cittadini indiani, britannici, malesi, australiani, olandesi, americani e portoghesi.
Una catastrofe dalle origini geologiche complesse
Le prime analisi attribuiscono questa catastrofe al crollo di un ghiacciaio. Secondo l'Istituto di studi geologici degli Stati Uniti, questo evento avrebbe provocato una piena di considerevole potenza e scatenato un terremoto di magnitudo 5,2, prima di causare frane in una regione montuosa già difficile da raggiungere.
Questa successione di fenomeni ha gravemente colpito le zone a valle e complicato le operazioni di ricerca, in un ambiente in cui le condizioni meteorologiche e il terreno rappresentano ulteriori ostacoli per le squadre di soccorso.
La catastrofe non si è limitata al territorio nepalese. Nella regione cinese del Tibet, le autorità hanno segnalato tre decessi, portando a almeno 472 il numero totale delle vittime registrate nel bilancio provvisorio disponibile venerdì.
Una nuova minaccia legata a un lago in alta quota
Mentre i soccorsi rimangono mobilitati per ritrovare i dispersi e evacuare le popolazioni a rischio, è emersa una nuova fonte di preoccupazione nella regione di Gyirong, in Tibet.
La catastrofe ha portato alla formazione di un'importante riserva d'acqua in alta quota. Le autorità cinesi temono ora che una rottura di questa massa d'acqua possa provocare una nuova piena a valle.
Secondo le informazioni comunicate dalle autorità locali, il volume di questa riserva potrebbe raggiungere i tre milioni di metri cubi nei prossimi tre giorni a causa della continuazione delle precipitazioni. Il rischio è stato classificato come elevato, portando le autorità a intensificare il monitoraggio della zona.
Il Nepal aveva già avvisato giovedì sulla possibilità di un nuovo innalzamento delle acque legato alla formazione di questo lago dopo il crollo del ghiacciaio.
Centinaia di abitanti e turisti evacuati
Di fronte al deterioramento della situazione, le operazioni di evacuazione continuano dal lato cinese del confine.
Nella zona di Gyirong, 499 abitanti e 555 turisti che erano rimasti bloccati sono stati evacuati, secondo le informazioni diffuse dalla televisione pubblica cinese. Le autorità non hanno però specificato le nazionalità dei visitatori coinvolti.
Le ricerche continuano parallelamente in Nepal, dove l'ampiezza del numero di dispersi fa temere un nuovo bilancio più pesante nelle prossime ore o nei prossimi giorni.
Una regione di fronte a rischi a catena
Oltre al pesante bilancio umano, questa catastrofe mette in evidenza la vulnerabilità delle regioni montuose di fronte a una rapida successione di fenomeni naturali.
Crollo glaciale, attività sismica, frane, piene e formazione di una riserva d'acqua: le autorità si trovano ad affrontare una successione di rischi che continua a minacciare le popolazioni e a complicare l'accesso alle zone colpite.
Mentre le ricerche proseguono e le squadre di soccorso cercano di mettere in sicurezza i settori più esposti, il monitoraggio del lago formatosi vicino a Gyirong è diventato una delle principali priorità. La persistenza delle piogge potrebbe infatti aumentare la pressione su questa riserva naturale e far temere il rischio di un nuovo episodio devastante nelle zone a valle.
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