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Miliardi necessari per ricostruire Gaza dopo la distruzione israeliana: dicono gli esperti

Sunday 12 October 2025 - 15:24
Miliardi necessari per ricostruire Gaza dopo la distruzione israeliana: dicono gli esperti

Due anni dopo l'inizio degli attacchi israeliani, la Striscia di Gaza versa in uno stato di totale devastazione, con drammatiche conseguenze sociali, economiche e umanitarie. Oltre metà della popolazione è stata sfollata, interi quartieri sono stati rasi al suolo e infrastrutture critiche sono in rovina. Gli esperti avvertono che la ricostruzione potrebbe richiedere decenni e costare miliardi di dollari.

Secondo il rapporto congiunto Gaza and West Bank Interim Rapid Damage and Needs Assessment (IRDNA), pubblicato a febbraio dalla Banca Mondiale, dall'Unione Europea e dalle Nazioni Unite, i danni fisici sono stimati in 29,9 miliardi di dollari e le perdite economiche e sociali in 19,1 miliardi di dollari. Le necessità a breve termine, nell'arco di tre anni, sono stimate in circa 20 miliardi di dollari, mentre alcune stime locali indicano costi superiori a 70 miliardi di dollari per settori vitali.

L'edilizia abitativa è il settore più colpito, rappresentando il 30% delle necessità totali di ricostruzione, ovvero 15,2 miliardi di dollari. L'IRDNA ​​riferisce che 81.000 unità abitative sono state danneggiate e il 92% delle case palestinesi è stato distrutto o gravemente danneggiato. Le esigenze immediate includono la fornitura di rifugi temporanei e la graduale ricostruzione delle case distrutte.

Il settore sanitario richiede oltre 7 miliardi di dollari per la ricostruzione e il ritorno alla normalità. Gli attacchi israeliani hanno danneggiato 34 ospedali, 91 centri medici e 210 ambulanze, lasciando fuori servizio più della metà delle strutture sanitarie. Oltre 1.700 operatori sanitari sono stati uccisi dall'ottobre 2023.

L'istruzione rappresenta un'altra sfida importante, con un fabbisogno stimato di 3,8 miliardi di dollari in cinque anni. Quasi 660.000 bambini non vanno a scuola e il 97% delle scuole ha subito danni. Le priorità includono la creazione di strutture temporanee, il supporto psicosociale e la ricostruzione degli edifici distrutti.

Il settore energetico richiede 1,5 miliardi di dollari per ripristinare l'elettricità e sviluppare energie rinnovabili. Le forniture di combustibile sono insufficienti, causando frequenti interruzioni di corrente. Per quanto riguarda il settore idrico, l'89% delle infrastrutture è stato danneggiato, con un costo stimato di 2,7 miliardi di dollari per ripristinare i servizi di base e costruire sistemi resilienti.

Il conflitto ha colpito anche il patrimonio culturale, con il 53% dei siti danneggiati, per un costo stimato di 120 milioni di dollari. La conservazione e il restauro a lungo termine richiedono ulteriori 144 milioni di dollari.

Tra i principali ostacoli vi sono gli ordigni esplosivi inesplosi e la presenza di corpi sotto le macerie. L'ingresso di materiali da costruzione è strettamente controllato da Israele, il che rallenta notevolmente la ricostruzione. Secondo gli esperti, se le attuali restrizioni persistono, potrebbero volerci fino a 80 anni per ricostruire tutte le case distrutte.

Il finanziamento rimane una sfida importante. I donatori internazionali sono titubanti e chiedono una soluzione politica duratura prima di investire. Sono in corso discussioni per la creazione di un Comitato di Coordinamento Comunitario per la gestione temporanea dei fondi per la ricostruzione, con l'Egitto coinvolto nella supervisione. Gli esperti sottolineano, tuttavia, che la ricostruzione completa richiederebbe il ritiro completo di Israele da Gaza per consentire progetti essenziali come le reti idriche e igienico-sanitarie.

La ricostruzione di Gaza promette di essere una sfida colossale. Oltre alle necessità finanziarie, il successo dipenderà dalla stabilità politica, dall'accesso a materiali e attrezzature e dal coinvolgimento internazionale. Per ora, l'emergenza umanitaria rimane fondamentale: fornire alloggi, acqua pulita, assistenza medica e cibo per salvare vite umane e aprire la strada a una ricostruzione sostenibile.


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