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Marocco-Spagna: la dipendenza energetica diventa una questione strategica

Wednesday 19 August 2026 - 11:16
Marocco-Spagna: la dipendenza energetica diventa una questione strategica

Madrid ha smentito l'esistenza di un piano volto a utilizzare il gas o l'elettricità come mezzo di pressione su Rabat. Tuttavia, la moltiplicazione, in Spagna, delle analisi che evocano questa ipotesi rimette al primo piano una questione più ampia: quella della vulnerabilità energetica del Marocco e della necessità di diversificare i suoi punti di accesso ai mercati internazionali.

Madrid smentisce qualsiasi progetto di pressione energetica

Il governo spagnolo ha respinto il 18 agosto le informazioni riguardanti un eventuale dispositivo destinato a sfruttare i legami energetici con il Marocco in un contesto di tensioni diplomatiche.

Fonti vicine alla Moncloa, citate dalla stampa spagnola, hanno assicurato che nessuna amministrazione era stata incaricata di studiare uno scenario volto a esercitare pressione su Rabat tramite il gas o le interconnessioni elettriche.

Questa smentita costituisce un elemento essenziale per comprendere la situazione: nessun piano governativo ufficialmente identificato è presentato come esistente a questo giorno.

Ma parallelamente a questa posizione ufficiale, diverse pubblicazioni e dichiarazioni in Spagna hanno alimentato nelle ultime settimane una riflessione sulla possibilità di utilizzare le infrastrutture energetiche nel rapporto di forza tra i due paesi.

Infrastrutture di cooperazione al centro del dibattito

Gli scambi energetici tra il Marocco e la Spagna si basano in particolare sulle interconnessioni elettriche sottomarine REMO I e REMO II.

Questi collegamenti svolgono un ruolo negli scambi di elettricità tra le due reti e partecipano all'integrazione energetica del Marocco con il sistema europeo.

La loro importanza strategica è stata tuttavia ampiamente discussa in diversi media spagnoli dall'inizio del mese di agosto.

Alcuni commentatori hanno presentato queste infrastrutture come un potenziale mezzo di pressione. Altri hanno invece sottolineato le conseguenze economiche e diplomatiche considerevoli che avrebbe un'interruzione degli scambi.

La sfumatura è importante: l'esistenza di una vulnerabilità potenziale non significa che sia stata presa una decisione politica per sfruttarla.

Una dipendenza reale, ma lontana dall'essere totale

Presentare il Marocco come totalmente dipendente dalla Spagna per il suo approvvigionamento elettrico sarebbe tuttavia eccessivo.

Il Regno dispone di capacità nazionali di produzione basate su un mix energetico diversificato che comprende in particolare centrali termiche, energie rinnovabili, gas e idraulica.

L'elettricità importata dalla Spagna rappresenta una quota variabile del consumo marocchino a seconda dei periodi e delle condizioni di mercato. Essa costituisce quindi un elemento del sistema energetico nazionale, ma non significa che Madrid disponga di un potere tale da poter interrompere l'elettricità del Marocco da sola.

Un'interruzione degli scambi potrebbe comunque avere conseguenze sull'equilibrio della rete, sui costi di approvvigionamento e su alcune attività economiche.

Un'arma a doppio taglio per Madrid

L'utilizzo dell'energia come strumento di pressione non sarebbe senza conseguenze per la Spagna.

Le interconnessioni permettono scambi in entrambe le direzioni e partecipano al funzionamento di un mercato energetico integrato. Una decisione volta a interrompere durablemente i flussi potrebbe quindi influenzare anche operatori e interessi economici spagnoli.

Essa potrebbe inoltre deteriorare profondamente la relazione bilaterale tra Madrid e Rabat, mentre i due paesi hanno progressivamente rafforzato la loro cooperazione in diversi settori.

A questo si aggiungerebbero questioni giuridiche, contrattuali ed europee che renderebbero un'eventuale utilizzazione politica delle infrastrutture particolarmente complessa.

Il vero tema: l'autonomia energetica del Marocco

Al di là della polemica attuale, il dibattito pone una questione strategica per Rabat: fino a che punto deve arrivare la diversificazione delle fonti e delle vie di approvvigionamento energetico?

Questa problematica riguarda in particolare il gas naturale.

Il Marocco cerca da diversi anni di rafforzare il suo accesso al mercato internazionale del gas naturale liquefatto. L'obiettivo non è necessariamente quello di sostituire una dipendenza con un'altra, ma di disporre di diverse opzioni: importazioni, stoccaggio, rigassificazione, trasporto e produzione nazionale.

Questa architettura permetterebbe di ridurre l'esposizione a un'eventuale interruzione di un'unica via di approvvigionamento.

Nador West Med al centro delle aspettative

In questa prospettiva, il progetto di terminal galleggiante di Nador West Med occupa un posto particolare.

L'installazione deve permettere al Marocco di accedere direttamente al mercato internazionale del GNL e di disporre di un nuovo punto d'ingresso per il gas naturale.

Il progetto prevede in particolare una capacità nominale annunciata di circa 5 miliardi di metri cubi all'anno, con una connessione alle infrastrutture gasiere esistenti e future.

Il 2 febbraio 2026, il ministero marocchino della Transizione energetica aveva tuttavia annunciato la sospensione delle gare d'appalto riguardanti, citando nuovi dati e ipotesi.

Nel contesto attuale, questo calendario è particolarmente scrutinato. Ogni ritardo nella diversificazione delle infrastrutture può essere interpretato come il mantenimento di una vulnerabilità potenziale, anche se nessuna minaccia ufficiale è formulata da Madrid.

Non spostare la dipendenza

La diversificazione non consiste tuttavia semplicemente nel costruire una nuova infrastruttura.

Se il Marocco dovesse dipendere da un unico terminal o da un solo corridoio gasiero, la vulnerabilità non scomparirebbe: cambierebbe semplicemente di posizione.

Una strategia energetica robusta presuppone quindi diversi punti d'ingresso, capacità di stoccaggio sufficienti, infrastrutture di trasporto interconnesse e un portafoglio diversificato di fornitori.

Questa logica vale anche per l'elettricità, dove lo sviluppo delle energie rinnovabili può ridurre progressivamente l'esposizione alle fluttuazioni delle importazioni.

Un'allerta strategica più che una crisi energetica

Per ora, nulla permette di affermare che la Spagna stia preparando un'offensiva energetica contro il Marocco. Il governo spagnolo ha ufficialmente respinto questa ipotesi.

Il vero insegnamento della polemica è altrove.

Il fatto che delle infrastrutture energetiche possano essere pubblicamente considerate come strumenti di pressione è sufficiente a ricordarne la dimensione strategica. Per Rabat, la questione è quindi meno quella di rispondere a una minaccia immediata che di ridurre in modo duraturo le vulnerabilità che potrebbero essere sfruttate durante una futura crisi.

La sicurezza energetica non dipende infine solo dalla quantità di elettricità o gas disponibile. Essa si basa anche sulla diversità dei fornitori, delle infrastrutture e delle vie di approvvigionamento.

In questo contesto, la controversia attorno ai cavi tra il Marocco e la Spagna potrebbe servire da promemoria: un'infrastruttura concepita per avvicinare due economie diventa anche un elemento di potere non appena occupa un posto importante nell'equilibrio energetico di uno dei partner.


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