Iran esegue due uomini per il presunto ruolo nelle proteste di gennaio
Le autorità iraniane hanno eseguito Ali Hemmati e Majid Nik-Andish mercoledì 30 settembre, in un caso legato alle proteste nazionali scoppiate alla fine del 2025 e intensificatesi nel gennaio 2026. Le esecuzioni, annunciate dall'agenzia di stampa Mizan della magistratura, avvengono in un contesto di rinnovato scrutinio internazionale sull'uso della pena di morte in Iran.
Le esecuzioni seguono la revisione della Corte Suprema
Secondo Mizan, i due uomini sono stati condannati per la loro presunta partecipazione ai disordini a Mashhad, nel nord-est dell'Iran. La magistratura ha dichiarato che gli eventi erano legati alla morte di quattro membri delle forze di sicurezza e ha accusato gli imputati di aver contribuito a danni estesi a beni pubblici, tra cui negozi, banche e autobus.
Le sentenze sono state eseguite per impiccagione mercoledì mattina presto dopo che la Corte Suprema ha confermato le pene di morte, secondo le autorità giudiziarie. Gruppi indipendenti per i diritti umani hanno fornito ulteriori resoconti sul caso, sottolineando le accuse riguardanti il trattamento dei detenuti e le circostanze che circondano le loro condanne.
Le esecuzioni si aggiungono a una serie più ampia di casi di pena capitale che coinvolgono persone arrestate durante o dopo le manifestazioni di gennaio. Ad agosto, i rapporti indicavano che diversi altri detenuti dell'area di Mashhad stavano affrontando pene di morte o la possibilità di pena capitale in relazione ai disordini.
Proteste che sono andate oltre le lamentele economiche
Le manifestazioni sono iniziate alla fine di dicembre 2025 in mezzo a difficoltà economiche diffuse e all'aumento dei costi della vita. Si sono successivamente sviluppate in una sfida molto più ampia alle autorità iraniane, con importanti confronti segnalati a gennaio.
Le autorità iraniane hanno attribuito la violenza a quelle che hanno descritto come azioni terroristiche sostenute dagli Stati Uniti e da Israele. Altre organizzazioni, tra cui gruppi per i diritti umani con sede all'estero, hanno riportato resoconti sostanzialmente diversi sulla violenza e sul numero di persone uccise. Reuters ha riportato a gennaio che erano stati segnalati più di 3.000 morti in relazione ai disordini, pur notando una significativa incertezza riguardo al bilancio finale.
Iran Human Rights ha successivamente pubblicato un rapporto documentando oltre 4.200 persone che secondo loro sono state uccise durante le proteste di gennaio, illustrando la continua disputa sulla portata e sulle circostanze della violenza.
La crisi politica si è poi sviluppata insieme a un'importante conflitto militare regionale. Da allora, arresti ed esecuzioni hanno coinvolto sia casi legati alle proteste che procedimenti relativi al conflitto successivo.
Esperto dell'ONU chiede una moratoria
Le ultime esecuzioni sono avvenute poco dopo che Mai Sato, Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran, ha chiesto una moratoria immediata sulle esecuzioni fino all'abolizione della pena di morte.
Sato ha dichiarato il 28 settembre che la sospensione delle esecuzioni era diventata sempre più urgente. Dal 29 settembre al 10 ottobre, Giornata Mondiale contro la Pena di Morte, ha annunciato piani per evidenziare singoli casi di pena capitale che erano stati sollevati con le autorità iraniane. I casi includono manifestanti così come persone condannate per reati legati alla droga e quelle condannate ai sensi del sistema qisas dell'Iran.
L'esperto dell'ONU ha anche sollevato preoccupazioni riguardo ai procedimenti che, secondo la sua valutazione, non rispettano gli standard internazionali di giusto processo. Il suo intervento avviene mentre le organizzazioni internazionali continuano a esaminare l'uso della pena di morte in Iran e il trattamento delle persone arrestate durante i periodi di disordini politici.
L'elevata percentuale di esecuzioni in Iran sotto scrutinio
Le due esecuzioni richiamano anche l'attenzione sulla portata della pena capitale in Iran. Secondo Iran Human Rights e Together Against the Death Penalty, almeno 1.639 persone sono state eseguite in Iran nel 2025, il numero annuale più alto registrato da Iran Human Rights dal 1989. Le organizzazioni hanno registrato un aumento del 68% rispetto alle 975 esecuzioni documentate nel 2024.
La loro ricerca indica che oltre il 93% delle esecuzioni registrate nel 2025 non sono state annunciate ufficialmente dalle autorità iraniane. I reati legati alla droga hanno rappresentato 795 esecuzioni, mentre 747 persone sono state eseguite a seguito di condanne per omicidio ai sensi del qisas. Almeno 57 esecuzioni hanno coinvolto accuse legate alla sicurezza, tra cui moharebeh, baghy e efsad-fil-arz.
L'esecuzione di Hemmati e Nik-Andish avviene quindi in un momento in cui la pena di morte rimane un tema centrale nello scrutinio internazionale del sistema giudiziario iraniano, in particolare nei casi che coinvolgono disordini politici e accuse di sicurezza nazionale.
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