Demenza: un'alimentazione ricca di cibi naturali potrebbe proteggere il cervello
Adottare un'alimentazione che privilegia i cibi poco trasformati potrebbe contribuire a preservare le funzioni cognitive e ridurre il rischio di demenza, secondo un recente studio scientifico condotto su persone anziane. I risultati suggeriscono che i benefici di un'alimentazione equilibrata potrebbero riguardare anche gli individui che presentano segni biologici associati alla malattia di Alzheimer.
I ricercatori hanno seguito più di 1.800 adulti di 60 anni e oltre, senza segni di demenza all'inizio dello studio. I partecipanti hanno fornito informazioni sulle loro abitudini alimentari per diversi anni, mentre analisi del sangue hanno permesso di valutare diversi biomarcatori legati alle malattie neurodegenerative. Il loro stato di salute è stato poi osservato per un lungo periodo.
Al termine del follow-up, diverse centinaia di partecipanti hanno sviluppato una forma di demenza. Le analisi mostrano che le persone che consumavano un'alimentazione a basso potenziale infiammatorio presentavano un rischio minore di sviluppare la malattia, anche tra quelle considerate più esposte a causa di alcuni marcatori biologici.
Gli scienziati hanno notato che i partecipanti con livelli elevati di biomarcatori associati alla malattia di Alzheimer beneficiavano di una significativa diminuzione del rischio di demenza quando adottavano un'alimentazione ricca di cibi di origine vegetale e povera di prodotti ultra-trasformati.
Contrariamente a un'idea diffusa, non esiste una dieta ufficialmente chiamata "anti-infiammatoria". I ricercatori valutano piuttosto il potenziale infiammatorio dell'alimentazione a partire dai cibi consumati regolarmente. Le diete più favorevoli sono generalmente composte da frutta, verdura, legumi, noci, cereali integrali, pesce e oli vegetali, mentre le bevande zuccherate, le carni rosse e i cibi industriali occupano un posto più limitato.
Questo approccio nutrizionale presenta molte somiglianze con la dieta mediterranea, ampiamente riconosciuta per i suoi effetti benefici sulla salute cardiovascolare e sull'invecchiamento in buona salute.
Gli specialisti ricordano che l'infiammazione è un meccanismo naturale di difesa dell'organismo. Tuttavia, quando diventa cronica, può favorire l'insorgenza di molte malattie legate all'età, danneggiando i vasi sanguigni e le cellule nervose o alterando il funzionamento del cervello.
Gli autori sottolineano tuttavia che la demenza è il risultato di una combinazione di molti fattori. Le predisposizioni genetiche, l'ipertensione, il diabete, le malattie cardiovascolari, il fumo, il consumo eccessivo di alcol e la perdita dell'udito possono anche influenzare il rischio di sviluppare un declino cognitivo.
Essi precisano inoltre che le loro conclusioni devono essere interpretate con cautela. Lo studio evidenzia un'associazione tra le abitudini alimentari e il rischio di demenza, senza poter stabilire un legame diretto di causa-effetto. Inoltre, i dati alimentari si basavano sulle dichiarazioni dei partecipanti e riguardavano esclusivamente una popolazione anziana che vive in Svezia.
Nonostante queste limitazioni, questi lavori rafforzano le raccomandazioni dei professionisti della salute a favore di un'alimentazione equilibrata. Consumare più cibi freschi e integrali, ridurre i prodotti ultra-trasformati e privilegiare l'acqua rispetto alle bevande zuccherate contribuisce non solo a proteggere il cervello, ma anche a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, ictus e alcuni tumori.
Gli esperti ricordano infine che l'alimentazione non è che un elemento della prevenzione. Un'attività fisica regolare, un sonno di qualità, il controllo della pressione arteriosa, del colesterolo e della glicemia, l'abbandono del fumo e una vita sociale e intellettuale attiva rimangono fattori essenziali per preservare le capacità cognitive con l'avanzare dell'età.
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