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PRIMA PAGINA-Pugno duro contro gli sbarchi illegali
Un esposto sui flussi di ingresso illegali di lavoratori stranieri in Italia avvenuti negli ultimi anni. E’ questa la ragione che nella mattinata di ieri ha portato la presidente del Consiglio a incontrare il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Giovanni Melillo. Successivamente, Giorgia Meloni ha provveduto a informare il Consiglio dei ministri dell’iniziativa, dettata dall’emergere di quello che è ben più di un sospetto, ovvero che la criminalità organizzata abbia messo in piedi un vero e proprio business sull’ingresso in Italia, attraverso le maglie dei decreti flussi, di immigrati illegali, che quindi non ne avrebbero avuto il diritto. “Ci troviamo di fronte a un meccanismo di frode e di aggiramento delle dinamiche di ingresso regolare, con la pesante interferenza del crimine organizzato”, ha ammonito la premier relazionando al governo, una situazione “che dobbiamo fermare e correggere, esattamente come abbiamo fatto, e stiamo facendo, per il superbonus edilizio e per il reddito di cittadinanza”. In altre parole, la malavita avrebbe organizzato un vero e proprio traffico di esseri umani, con successivo sfruttamento dell’immigrazione clandestina, resa legale dietro il pagamento di ingenti somme di denaro utili a finanziare altre forme di attività criminali.
Poco dopo che la notizia è iniziata a circolare, una prima conferma dell’effettiva esistenza di un simile sistema è giunta da fonti inquirenti della procura di Napoli, guidata da Nicola Gratteri, che avrebbe già detto concentrato l’attenzione sulle interferenze dei clan camorristici nella gestione delle domande dei lavoratori migranti. Dai dossier aperti dai magistrati campani si avrebbe dunque la conferma dell’allarme lanciato dalla presidente del Consiglio, in particolare per quanto attiene le evidenti discrepanze registrate nel corso del ‘click day’ del decreto flussi, attivato per regolarizzare l’ingresso dei lavoratori stranieri stagionali. Non ci sarebbe, infatti, una corrispondenza né logica né tantomeno aritmetica tra l’elevatissimo numero di domande di nulla osta all’occupazione in relazione ai posti di cui i potenziali datori di lavoro hanno fatto effettivamente richiesta. Una sproporzione esagerata che è suonata come un campanello d’allarme anche presso la procura partenopea. E non è tutto, perché un’ulteriore difformità è facilmente riscontrabile anche a guardare la quantità di stranieri che ha effettivamente stipulato un regolare contratto di lavoro rispetto al numero di visti rilasciati dalle nostre autorità per consentire di entrare in Italia a chi si è visto approvata la richiesta. A livello governativo il gruppo di lavoro che si occupato di incrociare questi dati e che, ha reso noto la premier “è coordinato dalla Presidenza del Consiglio e vede la partecipazione del ministero dell’Interno, del Ministero degli Esteri, del Ministero del Lavoro, del Ministero dell’Agricoltura e del Ministero del Turismo” ed “ha ipotizzato delle iniziative da intraprendere, sia di ordine legislativo, sia di ordine amministrativo”. La questione, infatti, va necessariamente affrontata con un duplice approccio, uno giudiziario e uno politico. La stessa Meloni nel corso dell’informativa ha detto che, se “da una parte l’autorità giudiziaria aprirà una o più indagini in base agli elementi forniti e farà seguire la necessaria opera di accertamento per il passato, dall’altro lato le soluzioni per fermare questo meccanismo in futuro competono al governo”. Una constatazione che lascia presagire nuove norme in un orizzonte temporale certamente vicino, soprattutto alla luce dell’attenzione che il governo ha posto in questi mesi sui problemi collegati ai fenomeni migratori, in particolare su quelli illegali. Questione che domani vedrà il presidente del Consiglio in missione in Albania accompagnata dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a seguito dall’accordo tra Roma e Tirana e che Giorgia Meloni, nel corso di un colloquio telefonico con il Presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, ha chiesto venga inclusa nell’agenda del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno.
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