Sudan: un'indagine ONU rivela massacri e violenze sessuali a El-Fashir
Un'indagine indipendente delle Nazioni Unite ha rivelato che la presa della città di El-Fashir, nella regione del Darfur, da parte delle Forze di Supporto Rapido Sudanesi (RSF) nell'ottobre 2025 è stata segnata da massacri e violenze sessuali contro le comunità non arabe.
Secondo il rapporto, la "campagna di distruzione" condotta dalle forze paramilitari si è concentrata sulle popolazioni Zaghawa e Fur, con atti che presentano le caratteristiche di uno "sterminio di massa". L'assedio della città, durato 18 mesi, ha creato le condizioni necessarie per causare il collasso materiale e umano delle comunità locali.
Il bilancio delle vittime rimane devastante: diverse migliaia di civili sono stati uccisi, migliaia di feriti e si ritiene che solo il 40% dei 260.000 abitanti di El-Fashir sia sopravvissuto. Molte persone scomparse non sono state ancora rintracciate, mentre sono stati documentati casi di tortura, esecuzioni sommarie, stupri e rapimenti a scopo di estorsione.
La missione ONU sottolinea che questa violenza fa parte di un conflitto più ampio in Sudan, iniziato nell'aprile 2023 tra l'esercito regolare e le forze paramilitari, tra cui le RSF e le milizie alleate Janjaweed. Secondo le Nazioni Unite, il conflitto ha già causato più di 40.000 vittime, una cifra probabilmente sottostimata dalle organizzazioni umanitarie.
Il rapporto specifica che, in tre giorni nell'ottobre 2025, le RSF avrebbero ucciso più di 6.000 persone a El-Fachir. Attacchi simili sono stati segnalati nel campo profughi di Abu Shouk, alla periferia della città, con almeno 300 morti in soli due giorni.
Ad oggi, le Forze di Supporto Rapido non hanno risposto alle richieste delle Nazioni Unite e dei media. Il loro comandante, il generale Mohamed Hamdan Dagalo, aveva precedentemente ammesso le violazioni commesse dai suoi uomini, minimizzando al contempo l'entità delle atrocità.
Questa indagine evidenzia l'urgente necessità di protezione e giustizia per la popolazione civile del Darfur e chiede che la comunità internazionale assuma le responsabilità per questi gravi crimini.
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