Meta deposita un brevetto per simulare l'attività digitale degli utenti dopo la loro morte
Business Insider ha rivelato che a fine dicembre Meta ha ottenuto un brevetto che descrive un modello linguistico in grado di "simulare" l'attività di un utente sulle sue piattaforme, interagendo con altri account come se fossero la stessa persona.
Secondo il documento, inizialmente depositato nel 2023, questo modello di intelligenza artificiale potrebbe essere utilizzato per replicare il comportamento di un utente durante un'assenza prolungata, o persino dopo la sua morte. Il Chief Technology Officer di Meta, Andrew Bosworth, è indicato come autore principale del brevetto.
L'azienda ha tuttavia chiarito rapidamente che non prevede di implementare questa idea. Un portavoce ha dichiarato a Business Insider che attualmente non sono in corso progetti per lo sviluppo di un dispositivo del genere, osservando che depositare un brevetto non significa necessariamente che un prodotto verrà lanciato e potrebbe semplicemente essere inteso a proteggere una potenziale innovazione.
Il documento spiega che l'inattività di un utente può influire sull'esperienza dei suoi follower e che questo impatto è ancora più pronunciato quando un account cessa ogni attività a causa del decesso. Il sistema proposto addestrerebbe un modello di intelligenza artificiale utilizzando i dati passati di un utente – commenti, Mi piace, post – per generare una versione digitale in grado di replicare le sue interazioni.
Il dibattito sull'eredità digitale non è una novità per Meta. Nel 2015, Facebook ha introdotto la possibilità di designare un "contatto ereditario" per gestire un account dopo la morte del proprietario. Nel 2023, il CEO Mark Zuckerberg ha discusso, in una conversazione con il podcaster Lex Fridman, della possibilità di creare avatar digitali di persone decedute.
Anche altre aziende tecnologiche stanno esplorando questa nicchia, a volte definita "ghostbot" o "tecnologie del lutto". Nel 2021, Microsoft ha depositato un brevetto per un chatbot in grado di imitare persone decedute, personaggi di fantasia e celebrità.
Queste iniziative, tuttavia, sollevano questioni etiche e sociali. La professoressa Edina Harbinja, esperta di diritti digitali presso l'Università di Birmingham, sottolinea che la questione si estende oltre il quadro giuridico e tocca profonde dimensioni sociali e filosofiche. Il sociologo Joseph Davis, dell'Università della Virginia, mette in guardia dal potenziale impatto di queste tecnologie sul processo di elaborazione del lutto, sostenendo che affrontare l'assenza è parte integrante dell'esperienza umana.
Oltre alle considerazioni morali, sorgono anche interrogativi pratici: un sistema del genere sarebbe applicabile a tutte le applicazioni di Meta – WhatsApp, Instagram o Facebook – nonostante la diversità dei loro utilizzi? Il modello sarebbe in grado di adattare il tono e il livello di formalità specifici di ciascuna piattaforma?
Sebbene Meta sostenga di non avere intenzione di implementare questo progetto, il deposito di questo brevetto dimostra comunque il crescente interesse delle principali aziende tecnologiche per la gestione digitale dell'aldilà, con la maturazione e l'accettazione sociale dell'intelligenza artificiale generativa.
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