L'Italia risponde ufficialmente alla Corte penale internazionale in merito all'espulsione di Osama Najim, descrivendo la procedura come "l'unica legale al momento".
Il governo italiano ha presentato un documento ufficiale alla Corte penale internazionale (CPI) in cui chiarisce la propria posizione in merito alla decisione di estradare il cittadino libico Osama Najim nel suo Paese, in seguito al suo arresto a Torino il 19 gennaio 2025.
Il documento ufficiale di 15 pagine, firmato dall'agente governativo Alfredo Mantovano, affermava che quanto accaduto era stato un "malinteso" e che le azioni intraprese dalle autorità italiane erano valide, legali e basate sulla "buona fede".
Il governo italiano ha dichiarato che "la richiesta di estradizione libica conteneva una descrizione precisa dei fatti, mentre ha ritenuto vago il memorandum della CPI, in particolare per quanto riguarda le date e la natura delle accuse, il che costituiva un difetto nei documenti internazionali, anche se in seguito corretto".
Nel documento si afferma che "la decisione di espellere Najim non era conforme a una richiesta libica, ma si basava su ragioni legate alla sicurezza nazionale e all'ordine pubblico, ritenendola l'unica misura legale possibile in queste circostanze".
Il governo italiano ha respinto l'accusa di "mancata collaborazione con la Corte", sottolineando che "la Corte penale internazionale non ha l'autorità di interpretare le leggi nazionali o di valutarne il rispetto da parte degli Stati membri".
Quattro alti funzionari italiani, tra cui il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, sono indagati dal Tribunale dei Ministri in merito alla decisione di espellere Najim. Si prevede che i risultati dell'indagine saranno trasmessi alla Procura della Repubblica di Roma nei prossimi giorni.
Dopo l'arresto di Najim, la Corte d'Appello di Roma ha rifiutato di eseguire il mandato della CPI, affermando che "le procedure non sono state seguite nel modo legalmente richiesto, in particolare per quanto riguarda la mancata consultazione con il Ministro della Giustizia. Ciò ha portato al suo rilascio il 21 gennaio 2025 e alla sua successiva deportazione in Libia".
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