Kenya: i burundesi vogliono tornare nonostante l'amnistia annunciata da Nairobi
A Nairobi, l’annuncio di un’amnistia temporanea non basta a rassicurare alcuni cittadini burundesi. Diverse centinaia di loro si sono presentati martedì davanti all’ambasciata del Burundi per ottenere i documenti necessari al loro ritorno nel paese. Molti dicono di temere per la loro sicurezza dopo il inasprimento del discorso delle autorità keniote contro le piccole attività commerciali esercitate da stranieri.
L’ambasciata del Burundi presa d’assalto dai candidati alla partenza
Sin da martedì, numerosi cittadini burundesi si sono recati alla loro ambasciata a Nairobi per ottenere documenti di viaggio. Il loro obiettivo: lasciare il Kenya e tornare in Burundi, nonostante l’annuncio recente di una misura destinata a dare più tempo agli stranieri in situazione irregolare per regolarizzare la loro situazione.
Per queste persone, la questione non è però più solo amministrativa. Diversi testimonianze raccolte da Reuters riportano minacce e comportamenti ostili a cui sarebbero stati sottoposti da quando sono state fatte le dichiarazioni del governo keniota.
Il discorso di William Ruto preoccupa i lavoratori stranieri
La situazione si è inasprita dopo le dichiarazioni del presidente William Ruto la settimana scorsa. Il capo dello Stato aveva chiesto alle autorità di chiudere le piccole imprese gestite da commercianti stranieri, ritenendo che queste attività dovessero tornare ai kenioti.
Questa posizione ha suscitato preoccupazione tra i cittadini stranieri che vivono di piccoli commerci o attività indipendenti. I burundesi presenti a Nairobi spiegano in particolare di temere che il clima creato da questa politica si traduca in ulteriori pressioni o violenze.
Un’amnistia che non convince
Di fronte alle preoccupazioni, la presidenza keniota ha precisato martedì che i diritti degli stranieri registrati per lavorare in altri settori sarebbero protetti. Le persone prive di documenti devono, invece, beneficiare di un termine di 90 giorni per regolarizzare la loro situazione.
Questa misura mira a evitare partenze affrettate e a consentire alle persone interessate di mettere in regola i loro documenti.
Ma sul campo, alcuni burundesi dicono di non sentirsi sufficientemente protetti per rimanere. Per loro, il problema supera ormai la sola questione del loro status amministrativo.
«Ci sentiamo indesiderati»
Tra i cittadini incontrati a Nairobi, il sentimento dominante è quello di una perdita di sicurezza.
Habonimana Jacques, autista di moto-taxi burundese citato da Reuters, ritiene che le dichiarazioni presidenziali abbiano contribuito a creare un ambiente ostile. Afferma anche che alcuni kenioti stanno già molestando cittadini burundesi.
La sua testimonianza illustra il divario tra l’amnistia annunciata dalle autorità e la percezione di alcuni migranti sul campo. Anche con un termine supplementare per regolarizzare la loro situazione, temono di non poter più lavorare o vivere normalmente in Kenya.
Una crisi che supera la sola questione dei documenti
La partenza di questi burundesi mette in luce le tensioni che può provocare una politica volta a riservare alcune attività economiche ai cittadini nazionali.
Per Nairobi, l’obiettivo dichiarato è di proteggere le opportunità economiche destinate ai kenioti, mantenendo nel contempo una distinzione tra gli stranieri in regola e quelli privi dei documenti necessari.
Per le persone che cercano oggi di partire, tuttavia, la priorità sembra essere altrove: ritrovare un ambiente in cui si sentano al sicuro.
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