Inondazioni e frane causano oltre 1.300 morti in Cina e Nepal
Il bilancio delle vittime delle devastanti inondazioni e frane lungo il confine tra Cina e Nepal è salito a 1.387, secondo i dati diffusi dalle autorità di entrambi i paesi.
Le autorità cinesi hanno riportato che 43 persone sono morte e altre 519 risultano ancora disperse nella Regione Autonoma del Tibet. In Nepal, le autorità locali hanno registrato 1.344 morti legati al disastro, mentre quasi 4.900 persone sono ancora irreperibili.
Le squadre di ricerca e soccorso continuano a fronteggiare grandi sfide mentre lavorano attraverso le aree colpite da inondazioni e frane estese. In Nepal, le autorità hanno raccolto oltre 2.200 campioni di DNA per aiutare a identificare le vittime e assistere le famiglie che cercano parenti scomparsi.
Il disastro è stato innescato il 26 agosto quando una valanga ha inviato un massiccio flusso di ghiaccio, rocce e fango nel fiume Trishuli nella regione di confine tra Nepal e Cina. L'ondata risultante ha travolto diverse comunità, distruggendo case, strade e altre infrastrutture essenziali.
La scala della distruzione ha complicato le operazioni di soccorso e recupero, con strade danneggiate e infrastrutture interrotte che rendono difficile l'accesso ad alcune aree colpite. Le autorità stanno continuando a valutare i danni mentre cercano sopravvissuti e persone scomparse.
Inondazioni, frane e altri disastri legati alle condizioni meteorologiche possono avere conseguenze particolarmente gravi nelle regioni montuose, dove il terreno ripido e le pendenze instabili possono accelerare il movimento di acqua, fango e detriti. L'ultima tragedia ha nuovamente messo in evidenza la vulnerabilità delle comunità che vivono in aree esposte a pericoli naturali.
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