Il piano di Trump per un "Board of Peace" respinto dalle grandi potenze
Il piano di Trump per un "Board of Peace" respinto dalle grandi potenze
Il tentativo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di eludere le Nazioni Unite con la creazione di un nuovo "Board of Peace" ha suscitato un diffuso scetticismo tra le principali potenze mondiali, molte delle quali hanno respinto l'idea e ribadito il loro impegno nei confronti del sistema ONU, vecchio di decenni. Quella che inizialmente era stata presentata come un'iniziativa limitata incentrata sulla supervisione del futuro di Gaza si è evoluta in una proposta molto più ambiziosa, sollevando allarmi circa la sua intenzione di rivaleggiare o addirittura sostituire il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Il piano di Trump prevedeva un piccolo gruppo di leader mondiali, presieduto da lui stesso, incaricato di guidare le fasi successive del cessate il fuoco a Gaza. Tuttavia, il concetto si è rapidamente esteso a un organismo in grado di mediare i conflitti in tutto il mondo, una mossa ampiamente interpretata come un tentativo di minare l'autorità del Consiglio di Sicurezza sulla pace e la sicurezza internazionale. Ulteriori controversie sono sorte dallo statuto del Board, che conferisce a Trump il potere di veto sulle decisioni e sulla composizione e gli consente di rimanere presidente finché non decide di dimettersi.
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha cercato di minimizzare le preoccupazioni, dicendo ai legislatori che l'attenzione immediata del comitato rimane su Gaza e insistendo sul fatto che non è inteso come un sostituto delle Nazioni Unite. Ha sostenuto che il ruolo delle Nazioni Unite a Gaza è stato in gran parte limitato agli aiuti umanitari. Tuttavia, le dichiarazioni pubbliche di Trump, secondo cui il comitato potrebbe eventualmente sostituire le Nazioni Unite, hanno destabilizzato alleati e avversari e suscitato una ferma opposizione da parte dei funzionari delle Nazioni Unite.
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha sottolineato che la responsabilità della pace e della sicurezza globali ricade interamente sulle Nazioni Unite, in particolare sul Consiglio di Sicurezza, le cui decisioni sono vincolanti ai sensi del diritto internazionale. Ha sottolineato che nessuna coalizione alternativa può legalmente imporre il rispetto universale in materia di pace e sicurezza. Sentimenti simili sono emersi in dichiarazioni diplomatiche e discussioni private, con molti governi che considerano l'iniziativa di Trump una sfida all'ordine internazionale del secondo dopoguerra.
Gli analisti affermano che l'ampliamento della portata della proposta ne ha minato l'attrattiva. Richard Gowan dell'International Crisis Group ha osservato che i paesi inizialmente aperti a sostenere un'iniziativa incentrata su Gaza sono diventati diffidenti man mano che il comitato ha iniziato ad assomigliare a una piattaforma incentrata sulle ambizioni globali di Trump. Secondo Gowan, un mandato più ristretto e limitato a Gaza avrebbe potuto attrarre una più ampia partecipazione europea.
I principali attori globali, tra cui Cina, Francia, Russia e Regno Unito, hanno rifiutato o si sono astenuti dal manifestare qualsiasi intenzione di aderire al comitato, così come i pesi massimi economici come Giappone e Germania. Le tensioni diplomatiche si sono ulteriormente inasprite quando gli inviti a partecipare hanno coinciso con le controverse dichiarazioni di Trump sulla Groenlandia e gli avvertimenti rivolti agli alleati europei, provocando aspre critiche da parte di Canada, Danimarca e altri. Sebbene Trump abbia successivamente ammorbidito la sua posizione sulla Groenlandia, l'episodio ha contribuito ad aumentare il disagio che circonda l'iniziativa.
In Europa, i leader si sono mostrati esplicitamente contrari. Il Primo Ministro britannico Keir Starmer ha ribadito l'impegno del Regno Unito nei confronti delle Nazioni Unite durante i colloqui con Guterres a Londra, mentre Francia, Spagna e Slovenia hanno espresso preoccupazione per la sovrapposizione dei mandati e i conflitti con il quadro delle Nazioni Unite. Il Presidente francese Emmanuel Macron ha avvertito che la proposta solleva seri interrogativi sui principi e sulla struttura delle Nazioni Unite, mentre la Spagna si è opposta sia all'esclusione dell'Autorità Nazionale Palestinese sia al funzionamento dell'organismo al di fuori degli auspici delle Nazioni Unite.
L'opposizione è stata altrettanto forte tra i rivali statunitensi. L'ambasciatore cinese alle Nazioni Unite, Fu Cong, ha respinto qualsiasi approccio che consenta a un singolo Paese di dettare i risultati, chiedendo invece il rafforzamento delle Nazioni Unite e la riaffermazione del ruolo insostituibile del Consiglio di Sicurezza. Ha messo in guardia dal bypassare le Nazioni Unite attraverso meccanismi alternativi.
Finora, solo circa 26 dei circa 60 Paesi invitati hanno aderito al comitato, mentre diversi Stati europei hanno rifiutato. L'India deve ancora prendere una decisione definitiva e il Primo Ministro canadese ha visto revocato il suo invito. Le associazioni per i diritti umani hanno espresso opinioni molto dure, con i critici che hanno descritto l'iniziativa come priva di credibilità e hanno avvertito che rischia di indebolire le istituzioni multilaterali anziché risolvere i conflitti.
Otto paesi a maggioranza musulmana che hanno aderito hanno rilasciato una dichiarazione congiunta incentrata esclusivamente su Gaza e sul sostegno alla creazione di uno Stato palestinese, evitando in particolare qualsiasi appoggio alla più ampia visione globale di Trump. Gli osservatori suggeriscono che ciò rifletta un tentativo pragmatico di impegnarsi su Gaza piuttosto che sostenere una radicale riorganizzazione della diplomazia internazionale. Nonostante le turbolenze, gli analisti rimangono dubbiosi sul fatto che l'iniziativa rappresenti una seria minaccia a lungo termine per le Nazioni Unite.
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